venerdì 28 maggio 2021

SOCIOLOGIA: comunicazione e linguaggio


 La comunicazione è a tutti gli effetti l’anima della società: vivere insieme agli altri e comunicare sono due aspetti interdipendenti. Nei processi di comunicazione vengono messi in comune dei significati; con significato si intende la rappresentazione psichica e mentale di un oggetto. Comunicare significa dunque mettere in comune con gli altri interlocutori delle rappresentazioni mentali di oggetti e situazioni. La comunicazione è quindi una forma fondamentale di interazione sociale in cui gli individui si scambiano dei significati. Affinché questo possa avvenire sono necessarie delle condizioni di base:

  • Canale: si tratta della prima condizione di esistenza della comunicazione che stabilisce la presenza di almeno due persone che entrano in contatto tra loro.
  • Messaggio: tramite il messaggio i significati vengono messi in comune tra gli interlocutori.
  • Codice comune: si tratta della terza condizione, ovvero della presenza di un linguaggio condiviso tra gli interlocutori che possa tradurre in qualcosa di materiale e percepibile i messaggi.
  • Volontà o intenzione di comunicazione: l’esistenza di questa quarta condizione determina la partecipazione e l’interazione tra soggetti coinvolti.

Tra le condizioni fondamentali della comunicazione vi è sicuramente l’esistenza del codice condiviso tra i soggetti che interagiscono, in tal senso il linguaggio e la lingua risultano essere il più complesso è il più prezioso tra tutti. Il linguaggio è infatti l’applicazione concreta di un codice con lo scopo di comunicare. Non si tratta mai di un carattere naturale, anzi di una convenzione sociale, un tipico esempio di istituzionalizzazione: i comportamenti condivisi si cristallizzano diventando regole da rispettare. Durkheim definisce pertanto il linguaggio una tipica istituzione sociale, in quanto appare alle persone esterno e coercitivo rispetto alla loro volontà.

Nel corso del tempo, parallelamente al progresso e allo sviluppo tecnologico, si sono andati a sviluppare numerose forme di comunicazione differenti, che coinvolgono sempre di più gli individui in maniera sempre  diretta, ma più passiva. Si tratta di fenomeni corrispondenti alla nascita della televisione, della radio o del cinema, spesso visti come forme di intrattenimento e nell’era più moderna la nascita di Internet, che permette di mettere in comunicazione persone che si trovano anche a larga distanza.

SOCIOLOGIA: welfare state


 A partire dall’età moderna, quindi dal XVIII secolo, gli abitanti dell’Inghilterra vengono per la prima volta riconosciuti come cittadini, ai quali spettano di conseguenza i cosiddetti “diritti civili”. Ognuno, per il solo fatto di esistere in quanto cittadino, merita il diritto a condurre una vita dignitosa. È proprio questo uno dei principi su cui si regge il modello base degli Stati occidentali. A partire da il XIX e il XX secolo, la cittadinanza si è poi ampliata fino a includere anche i diritti politici. 

L’insieme di tutti gli interventi pubblici attraverso cui lo Stato mira ad attuare i diritti sociali dell’individuo viene denominato Welfare State, che letteralmente significa “stato di benessere” o “Stato sociale”. Si tratta di un tipo di Stato che si fa carico del benessere dei suoi cittadini, garantendo loro gli standard minimi di vita rispetto al reddito, alla salute, all’abitazione, all’educazione e si propone di tutelare tutti i momenti della vita più critici, come l’infanzia, la maternità e la vecchiaia.

Le prime leggi sulla previdenza e assistenza pubblica vennero emanate tra il 1883 e il 1889 in Germania, dal cancelliere Bismark. Bismark istituì delle assicurazioni sociali obbligatorie, corrispondenti all’obbligo per il lavoratore e l’imprenditore di versare allo Stato una quota del proprio salario in cambio di indennizzi monetari, nel caso di eventi ritenuti critici. L’intervento di Bismark modificò la concezione dello Stato, per la prima volta infatti, si ritenne che lo Stato dovesse intervenire in difesa del benessere dei propri cittadini. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, questa logica si estese a tutti gli altri paesi europei.  Ciò avvenne anzitutto in Inghilterra, uno dei paesi a industrializzazione più avanzata. 

Precisamente la nascita del Welfare State si fa coincidere con la nascita del rapporto Beveridge, nel 1942, un documento redatto dall’economista William Beveridge. Questo rapporto trova azione con la creazione di un servizio medico nazionale gratuito per tutti cittadini e con l’adozione di altri provvedimenti sociali, tra i quali l’indennità di disoccupazione, e l’innalzamento delle pensioni. Ne derivò un aumento della spesa pubblica, finanziato da un aumento del prelievo fiscale.

Dal sistema di Welfare State nasce quindi una forma di redistribuzione delle risorse economiche dello Stato, che si assume il compito di prelevare una quota di ricchezza dai cittadini più agiati, redistribuendola ai più poveri.

Il modello di Welfare proposto dal rapporto Beveridge, si diffuse velocemente in tutti i paesi europei, per poi affermarsi anche in quelli esterni, come gli Stati Uniti o l’Australia e ad oggi è ritenuto un componente essenziale della società europea. 

Soprattutto negli anni Ottanta e Novanta però, il Welfare State è entrato in una fase di crisi piuttosto acuta. Le ragioni di tale crisi sono diverse:

  • Crisi di ordine finanziario: l’assistenza sociale e sanitaria iniziano a costare troppo;
  • Crisi di organizzazione: lo Stato non riesce a garantire servizi sufficienti ai cittadini;
  • Crisi di legittimità: l’opinione pubblica ritiene che non è più opportuno impiegare le risorse nel sistema del Welfare, ma piuttosto in altri interventi (la sicurezza pubblica, lo sviluppo economico, ecc...). 




domenica 4 aprile 2021

SOCIOLOGIA: norme e leggi nella società


Ogni società si basa sulla condivisione di norme, formalizzate in leggi. Una norma si formalizza nel momento in cui il suo contenuto viene reso esplicito da un’autorità riconosciuta: perché sia formalizzata è necessario che la società abbia preso consapevolezza esplicita di essa e che il suo contenuto sia stato chiarito. Alla fine di questo procedimento la norma sociale diventa legge: univoca, sicura e uguali per tutti. In questo modo si limitano e prevengono conflitti sociali e si creano anzi delle soluzioni per regolarli e risolverli. A fissare queste regole comuni degli aspetti pratici della vita nella società sono le istituzioni politiche, che nel mondo moderno coincidono con gli apparati dello Stato. Quest’ultimo è un’organizzazione sociale, una delle tante di cui la società è composta. Lo Stato è quello organizzazione attraverso cui viene istituzionalizzato il potere politico. Infatti attraverso di esso la società disciplina l’esercizio del potere, burocratizzandolo. Così facendo si garantisce alla società il non concentramento dei poteri nelle mani di pochi. Lo Stato organizza nel suo insieme la società, avocando a sé il compito di ordinare la giustizia, l’istruzione, la sanità, l’economia e l’ordine pubblico. Si tratta dell’unico soggetto capace di conferire alle leggi validità e legittimità, per il semplice fatto che esistano. È inoltre l’autorità in grado di imporre regole estranee alla cultura dominante, governando la collettività.

In termini sociologici, si tenta di chiarire come tutti soggetti sociali si comportino nell’affrontare le questioni di rilevanza collettiva: si parla infatti di società civile. Con il termine società civile si fa riferimento a tutti quei soggetti sociali che svolgono un ruolo attivo nell’affrontare questioni di rilevanza collettiva. In tali termini di parla di politica: la sfera di tutte quelle azioni il cui scopo è quello di governare i comportamenti collettivi, così da risolvere eventuali conflitti e gestirne le risorse sociali. Da sempre all’interno della società la politica svolge un ruolo di estrema importanza, in particolare la distribuzione del potere politico e la lotta per la sua conquista. Vista la sua funzione sociale di estrema rilevanza, in quanto permette di risolvere i conflitti interni senza fare ricorso alla violenza, essa è considerata una forma istituzionalizzata di lotta per il potere.

SOCIOLOGIA: regimi politici, democrazia e totalitarismo


 

Da sempre la sfera politica si organizza in diverse forme, i cosiddetti regimi politici. Oggi in tutte le società occidentali vige un regime democratico, ossia di governo del popolo. Nelle democrazie vi è un’ampia corrispondenza tra ciò che fa lo Stato e ciò che “pensa” la società governata, in cui le leggi maturano al suo interno. Il regime democratico è da sempre ritenuto il regime più adatto alle società industriali e post industriali, in quanto permette di regolare pacificamente i conflitti tra soggetti sociali. 

La democrazia presenta inoltre alcune caratteristiche fondamentali: 

- La capacità di conferire un alto grado di legittimità allo Stato: la legittimità dipende dal consenso che si è in grado di ottenere senza l’uso della forza ed essendo la democrazia è un regime politico basato sul consenso popolare, è la forma di governo più adatta all’ottenimento di questa caratteristica.

  • La democrazia esercita un controllo forte e continuo sull’operato della sfera politica: essendo basata sul consenso popolare deve continuamente stare al passo con il pensiero dei cittadini, influenzandolo. 

Esistono due forme di democrazia: la democrazia indiretta, in cui il popolo decide attraverso l’intermediazione di rappresentanti;  e la democrazia diretta, in cui il popolo decide in prima persona. Ciò che le distingue è il meccanismo di rappresentanza. Se infatti nel primo caso la gestione della politica avviene attraverso un sistema di elezioni, in cui ciascuno sceglie i propri rappresentanti, e in cui i pensieri dei cittadini trovano espressione nella formulazione di leggi, nel secondo caso, più problematico e costoso da attuare, il popolo esprime direttamente le proprie preferenze,  non ammettendo alcun tipo di mediazione e compensazione. Secondo quest’ottica il governo della maggioranza può infatti tradursi in una “dittatura della maggioranza”, che non andrebbe a riconoscere alle minoranze la legittimità dei propri interessi. 

La democrazia presenta anche alcuni rischi e elementi di fragilità: negli ultimi decenni l’appoggio popolare ai partiti politici è infatti diminuito drasticamente, poiché i partiti tendono sempre più frequentemente ad isolarsi dagli interessi della collettività, costituendo Elite separate. Anche la televisione e gli altri social media hanno avuto una funzione chiave nella creazione del consenso politico, creando un forte influsso sull’opinione pubblica.

Per quanto riguarda invece i regimi politici non democratici, essi concentrano il potere nelle mani di una sola persona, o di un gruppo ristretto, dando vita ai totalitarismi, in cui vengono soppressi tutti i soggetti sociali individuali e collettivi e vengono portate avanti ideologie che possano controllare i cittadini basandosi esclusivamente sull’uso della forza, sulla repressione violenta delle proteste e su  provvedimenti sulla base di semplici sospetti. Tra le sue armi più importanti abbiamo anche il controllo dell’informazione, attraverso la censura e la creazione di un nemico assoluto, un soggetto che viene indicato come pericoloso e come capro espiatorio di eventuali crisi interne contemporanee. Le forze del regime si coalizzano quindi in massa contro quest’ultimo, eliminandolo dalla scena sociale. 


mercoledì 3 marzo 2021

PEDAGOGIA: verifica pagina 11-12

 

  1. Alfred Binet presentò nel 1905 i primi test di intelligenza.
  2. Granville Stanley Hall riteneva che l’adolescenza fosse un periodo di sviluppo caratterizzato da un’ inalterabile equilibrio psicofisico.
  3. Il movimento dei Wandervögel nacque in Germania nel 1897.
  4. I promotori del movimento scoutistico furono Robert e Agnes Baden Powell. 
  5. L’idea centrale dello scoutismo era legata alla valorizzazione del tempo libero, inteso come momento educativo.

2

QI: Quoziente intellettivo, cioè il calcolo del rapporto tra età mentale ed età cronologica.

Wandervögel: Movimento giovanile nato in Germania nel 1897 e che si fonda sull’idea dello sviluppo libero dei ragazzi, coltivandone valori spirituali e l’autonomia.

Scout: Ragazzi che prendevano parte al movimento scoutistico fondato da Robert e Agnes Baden Powell. Il movimento si incentrava sulla valorizzazione del tempo libero come tempo utile per l’educazione.


Tradizionalmente la pedagogia si fondava su presupposti metafisici e religiosi oltre che sull’osservazione diretta. Verso la metà dell’ottocento si comincia a delineare il modello delle scienze dell’educazione caratterizzato da: nuovo interesse per i contributi delle diverse scienze e forte impegno per adeguare le pratiche didattiche allo sviluppo mentale dei bambini.

4

Con l’avvento del XX secolo, si delinea  una nuova fisionomia della pedagogia, sempre più attinente al modello delle “scienze dell’educazione”. Se inizialmente le pratiche pedagogiche erano direttamente dedotte da presupposti metafisici, a partire dalla seconda metà del secolo giunsero soprattutto contributi psicologici che contribuirono a delineare modalità più scientifiche, in particolare in riferimento ai processi di apprendimento. Importante in tal senso fu l’apporto di alcuni studiosi di formazione medico psicologica, tra cui per esempio Wundt, che fondò nel 1879 a Lipsia il primo laboratorio sperimentale di psicologia. Gli studi sui test mentali realizzati all’interno del laboratorio, si aprirono successivamente anche l’età evolutiva e nel 1905, lo psicologo francese Alfred Binet, presentò i primi test di intelligenza che vennero successivamente perfezionati da William Stern. Lo psicologo tedesco, nel 1912, introdusse il concetto di quoziente di intelligenza, derivante dal calcolo del rapporto tra età mentale ed età cronologica. Tali ricerche sull’intelligenza infantile, contribuirono a chiarificare la differenza tra l’intelligenza dell’adulto e quella del bambino: le differenze in tal senso non erano unicamente di tipo quantitativo, ma anche soprattutto di natura qualitativa e riguardavano cioè la prevalenza della comprensione a base sensoriale rispetto a quella astrattiva.

PEDAGOGIA: domande pagine 4,6,10

 4

  • Il ‘900 è considerato per eccellenza il momento storico in cui i bambini sono stati i più studiati e curati: si tratta infatti del secolo della pediatria e della puericultura, della psicologia infantile e della frequenza generalizzata della scuola. Nelle abitazioni per esempio vennero previsti appositi spazi per le esigenze dei bambini. 
  • A partire dal XIX secolo il sistema scolastico si aprì anche i ceti popolari, assumendo le caratteristiche di un servizio sociale che divenne sempre meno elitario e destinato a un numero di alunni che frequentavano la scuola per un periodo sempre più lungo.
  • Tra le figure professionali che iniziarono ad occuparsi della cura dei bambini troviamo medici pediatri e neuropsichiatri, psicologi, educatori all’infanzia ed educatori giovanili.

  • La pedagogia di questo periodo può definirsi scientifica in quanto si cominciarono a delineare modalità scientifiche per intervenire in campo educativo, soprattutto per quanto riguarda i processi di apprendimento. Grazie a figure di formazione medico-psicologica la pedagogia acquisì in questo periodo maggiore interesse per i dati e per le pratiche didattiche funzionali allo sviluppo mentale dei bambini.
  • Tra le iniziative sperimentali in ambito pedagogico troviamo i test mentali che aprirono la strada ai primi test di intelligenza realizzati per la prima volta dallo psicologo francese Alfred Binet. 
  • Le conclusioni tratte da Binet relativamente all’intelligenza del bambino paragonata a quella dell’adulto riguardavano soprattutto la natura qualitativa: nel bambino prevaleva la comprensione sensoriale rispetto a quella astrattiva. Non si trattava dunque di differenze legate unicamente al patrimonio linguistico più limitato o alle esperienze meno ricche.

10

  • A partire dal ‘900 e la giovinezza iniziò a subire l’influenza del nuovo clima culturale e della modernizzazione, venendo vissuta come una particolare e felice condizione fatta di esaltazione della ribellione e dell’incoscienza.
  • Granville Stanley Hall tentò per primo di descrivere le caratteristiche del passaggio dall’età infantile a quella adulta, sottolineando l’emergere di una nuova fase della vita umana. A suo parere tutti i giovani passavano attraverso un certo grado di turbamento e sconvolgimento psicofisico ed emotivo, per raggiungere solo successivamente uno stato di equilibrio, caratteristico della vita adulta.
  • L’esperienza educativa di Wyneken e Geheeb, ispirata al movimento giovanile dei Wandervögel, si esprimeva nella vita contatto con la natura e nel disprezzo dei miti borghesi del denaro e della felicità materiale. I due studiosi idearono una comunità educativa nella quale erano privilegiati lo sviluppo libero del ragazzo, la coltivazione di valori spirituali e l’autonomia della gioventù. L’esperienza educativa di Baden-Powell portò invece alla formazione del cosiddetto movimento scoutistico, un’esperienza che non si concentrava sull’aspetto scolastico e pedagogico ma che era più incentrata sulla valorizzazione del tempo libero come utile per l’educazione, puntando allo stimolo di valori come l’ordine interiore la disciplina di gruppo. 

venerdì 19 febbraio 2021

PEDAGOGIA: “La scuola e la questione sociale” di Pasquale Villari

 1.

  1. Come potresti descrivere lo stato emotivo della maestra di fronte alla classe? È incuriosita dai nuovi allievi.
  2. Perché la maestra Varetti non esamina Saltafinestra? Perché non osa farlo di fronte al resto della classe. 
  3. -
  4. Alla presenza della nuova insegnante gli alunni reagiscono con atteggiamenti particolarmente curiosi. Pur rispettando la donna rimanendo in silenzio e attendendo le sue spiegazioni, manifestano parecchia curiosità all’ingresso in aula, parlando tra loro in riferimento alla nuova figura presente.
  5. -
  6. L’Italia postunitaria dovette confrontarsi con l’importante problema dell’analfabetismo, che colpiva in particolare il sud Italia, ma dal quale anche il Nord non era esente. Tra ottocento e primo novecento si moltiplicarono le iniziative per la scolarizzazione, ai fini di sconfiggere l’ignoranza. Tra le iniziative più significative troviamo l’istituzione delle scuole per soldati, dette scuole reggimentali, in parallelo alla nascita delle scuole serali e festive, gestite dagli stessi maestri che insegnavano i bambini. Queste scuole erano finanziate da privati e avevano non solo la finalità di insegnare alle persone a leggere e scrivere, ma principalmente puntavano alla formazione di un’opinione politica personale. L’istruzione iniziò a ricoprire un ruolo importante anche per quanto riguarda le esigenze delle nuove forme di produzione industriale: in molti casi furono necessarie competenze più avanzate in campo meccanico, elettrico e chimico, cui si poteva accedere solo se si disponeva già di un buon bagaglio alfabetico minimo. In molti casi queste scuole venivano sostenute economicamente dagli stessi imprenditori, anche per quanto riguarda il campo agricolo. Nacquero infatti varie scuole tecniche agrarie che puntavano alla preparazione di allievi da impiegare come specialisti nell’attività agraria. Particolarmente attive furono inoltre le società di mutuo soccorso, che puntarono a stimolare nei ceti artigiani e operai una mentalità fondata sul rapporto stretto tra lavoro manuale e cognizioni tecniche e scientifiche. I valori su cui queste ultime si basavano sono quelli della cultura self-helpista, che punta a migliorare le proprie condizioni di vita, potenziando il proprio bagaglio di conoscenze personali. Anche la Chiesa non fu esente dalla partecipazione all’alfabetizzazione e non si oppose mai all’idea di una nazione italiana, impegnandosi piuttosto a difendere l’idea di un “Italia cattolica”.

PEDAGOGIA: Celestin Freinet

  Celestin Freinet pensa ad una “nuova società” e ad un “nuovo uomo”. Questa immagine si basa sulla valorizzazione delle risorse personali d...