lunedì 28 dicembre 2020

SOCIOLOGIA: relazioni di genere e consumismo nella società postmoderna


 I profondi cambiamenti della società post-moderna hanno investito anche la famiglia e i ruoli di cui essa si compone, questi ultimi sono infatti stati caratterizzati da una maggiore individualizzazione al loro interno. L’aspetto più evidente è la crisi dei ruoli tradizionali, ossia il progressivo venir meno di una rigida distinzione dei compiti secondo il genere. Innanzitutto vi è stata una maggiore partecipazione femminile al mondo del lavoro, con una conseguente emancipazione culturale della donna, che ha determinato una minore rigidità nella determinazione dei ruoli in funzione del genere. Tutto questo si accompagna ad una più ampia condivisione familiare delle scelte e delle responsabilità, oltre che l’emergere di una nuova soggettività maschile. Tale processo ha infatti dato l’avvio a ripensamenti in quelli che sono i modelli identitari maschili: molti studi hanno infatti evidenziato come gli uomini abbiano dovuto rinunciare a una parte della propria identità, più sensibile e  profonda, incline alla formazione di relazioni sociali, costretti a non dare peso alla parte emotiva, ritenuta di inclinazione maggiormente femminile.

Nella società post-moderna inoltre il consumo è diventato una delle attività prevalenti della vita quotidiana: essenzialmente ogni aspetto della vita si basa sull’acquisto di un bene o di un servizio e l’uso di questi ultimi. Dal secondo dopoguerra in poi si è verificata una progressiva estensione della capacità di consumo a strati sempre più ampi della popolazione. Se infatti all’origine della società industriale il consumo riguardava gruppi limitati di persone appartenenti a ceti sociali elevati, nel corso del Novecento si è rapidamente diffuso a gruppi molto più ampi di persone appartenenti ad ogni strato sociale. L’offerta di prodotti industriali è infatti moltiplicata e è necessario differenziarla in base alle caratteristiche specifiche della merce. Proprio per questo motivo è nata la pubblicità, parallelamente a quel fenomeno che chiamiamo consumismo e che corrisponde alla tendenza a comprare molte più cose di quelle che sono effettivamente necessarie. 

Il consumismo nella post modernità presenta alcune caratteristiche evidenti:

  • Le marche e i brand sono uno strumento di comunicazione: i consumatori con le loro scelte d’acquisto raccontano qualcosa di sé e agli altri.
  • Le aziende propongono stili di vita e immagine globalizzate, ma contemporaneamente i consumatori selezionando tra i marchi globali costruiscono la propria immagine.
  • Il consumo favorisce un repertorio pressoché infinito di possibilità, ma proprio a causa di questa sua mutevolezza diffonde un diffuso senso di incertezza.

SOCIOLOGIA: la società postindustriale


 La società post industriale prevede anche trasformazioni circa la distribuzione dell’occupazione fra i diversi settori di attività. Si registra infatti in tutti i paesi industrializzati un continuo espandersi del settore terziario a discapito dell’industria e dell’agricoltura, fenomeno che viene comunemente definito “terziarizzazione dell’economia”. 

La percentuale di coloro che lavorano nell’agricoltura e nell’industria è ad oggi minima ed è parallelamente aumentata la quantità di lavoratori che trovano impiego nel terziario. Le società occidentali odierne vengono spesso definite anche società post industriali, infatti in esse il processo di industrializzazione è giunto al termine e ha lasciato posto a quello di terziarizzazione.

Ciò ha chiaramente portato ad un tenore di vita più elevato rispetto al passato, non a tutti però tale fenomeno ha portato maggiore benessere: infatti ha comportato un atteggiamento flessibile verso l’attività lavorativa con una conseguente progressiva sostituzione delle forme di lavoro stabili, con forme sempre più precarie (flessibilizzazione del lavoro). Se questo fenomeno si verifica utile per le imprese che riescono a ridurre le proprie spese, per i lavoratori si traduce in esperienze di lavoro precarie, contratti a termine e part-time non voluti. 

In parallelo si sta diffondendo negli ultimi anni un nuovo approccio al lavoro e all’attività economica, basato su relazioni collaborative: sono nate infatti i nuovi forme di attività economica basata sulla condivisione di beni e servizi: si tratta di un’economia collaborativa e della condivisione, conosciuta come sharing economy. 

SOCIOLOGIA: la postmodernità


 Il concetto di post moderno fu fondato da Jean François Lyotard sul finire degli anni 70. Con il termine post modernità egli sottintende la “fine delle grandi narrazioni”. Nel corso della storia tutte le società si sono basate su grandi interpretazioni del mondo, definite narrazioni, quali per esempio i poemi omerici, la Bibbia la filosofia di Karl Marx e con il termine “fine” di queste ultime si intende come esse non abbiano più presa sulle persone. La cultura post moderna si caratterizza infatti per essere anti utopica, ossia priva di grandi ideali e caratterizzata da un profondo scetticismo.

Sul termine post moderno è nato un importante dibattito circa il suo utilizzo: vi sono infatti coloro che rifiutano il termine post moderno, poiché sembra una dichiarazione di fallimento della modernità e all’estremo opposto troviamo invece chi accetta questa terminologia, ritenendola anzi adatta per descrivere la cultura contemporanea sottolineandone la frammentazione, la molteplicità di riferimenti contraddittori e il dissolvimento dei valori di un tempo. 

Possiamo individuare quattro caratteristiche fondamentali della posto modernità:

  • La centralità del sistema di informazione comunicazione: lo sviluppo delle tecnologie ha fatto sì che l’informazione diventasse il principale mezzo di produzione oltre che la merce più ricercata, la società contemporanea è infatti chiamata società della conoscenza.
  • La tendenza alla globalizzazione e alla frammentazione: se da un lato in tutto il mondo sembrano prevalere stili di vita simili, veicolati dai media, dall’altro emergono fenomeni di attaccamento ad appartenenze culturali diverse.
  • L’accettazione della diversità: l’uomo post moderno convive con l’ambivalenza e con la costante condizione di mutevolezza di ogni riferimento culturale e valoriale.
  • Un diffuso clima di incertezza e di fragilità dei progetti personali: qualunque scelta può essere facilmente revocata e non ci si aspetta più nulla di definitivo.

PEDAGOGIA: verifica a pag. 355-356

 1

  1. Severe misure contro l’inadempienza dell’obbligo scolastico furono prese nel 1877 in Italia dal ministro Coppino.
  2. La durata dell’obbligo scolastico era del 1877 di tre anni e fu portata a sei dopo il 1904.
  3. Una delle conseguenze della diffusione dell’istruzione elementare in Italia tra la fine dell’ottocento e l’inizio del 900 fu l’indebolimento dell’influenza dello Stato liberale sulla società.
  4. La figura del docente di ginnastica fu prevista nelle scuole italiane a partire dal 1878.
  5. L’igiene compare nei programmi scolastici della scuola elementare nel 1894.

Alfabetizzazione: molteplicità di processi con cui ci si impadronisce del leggere, scrivere e far di conto.

Secolarizzazione: frequentazione della scuola.

Censimento: Rilevazione statistica diretta ad accertare l'entità e le condizioni di una collettività in un dato momento.

Istruzione dei soldati o scuole reggimentali

È impartita in tutta l’Italia dopo l’esperienza già realizzata nel Piemonte preunitario; nel 1869 si restituisce l’obbligo di frequenza.

Istruzione degli adulti nelle Società di mutuo soccorso

È un’iniziativa finanziata dal Comune o da privati benefattori che intendeva la diffondere scuole serali e festive; sono gestite dai maestri e dalle maestre che la mattina insegno ai bambini.

Istruzione tecnica popolare

È diffusa perlopiù nel triangolo industriale dell’Italia del Nord per iniziativa degli imprenditori che necessitano di manodopera specializzata nei nuovi impianti industriali.

Istruzione agraria popolare

È finanziata dai comuni e dal ministero dell’agricoltura per diffondere nelle campagne la conoscenza e l’uso di nuove tecniche agricole più redditizie per facilitare l’introduzione di nuove macchine.

Posizioni culturali, politiche e religiose

Sono attive specialmente tra operai e artigiani con scopi previdenziali e rivendicativi di diritti sul modello dei sindacati odierni. 

A partire dal secondo ottocento vi furono importanti trasformazioni riguarda le figure educative dell’istruzione. Nacque infatti la figura del maestro elementare, che per quanto fosse già esistente subì forti trasformazioni, si costituì progressivamente un gruppo di persone professionalmente dedicata all’insegnamento primario: essi seguivano un regolare percorso di studi, al termine del quale riuscivano a vivere dell’attività di docente, organizzandosi in associazioni e cominciando ad identificarsi in una vera e propria professione. La crescita delle insegnanti donne fu in questo periodo impetuosa, si trattava infatti della prima chances per esse di diventare indipendenti e autonome. 

La professione magistrale si rivelò sempre meno attraente per gli uomini, inoltre le maestre sembravano più adatte ad occuparsi dei bambini in quanto innanzitutto meno inclini alla politicizzazione e in secondo luogo per via della metafora che vedeva le maestre come come “Madre educatrici”, per la loro naturale disposizione al rapporto con il bambino. Anche sotto il profilo dell’educazione affettiva ed etica la presenza dell’insegnante donna veniva vista come un’estensione della cura materna verso i figli. Il maestro e la maestra godettero per tutto il XIX secolo di una popolarità e di una stima sociale in quanto venivano percepiti come fattori di progresso e punti di riferimento per l’intera comunità.



domenica 27 dicembre 2020

PEDAGOGIA: domande a pag. 350-353

 350

  • Le scuole reggimentali sono le scuole per soldati, le quali si diffusero rapidamente a partire dal 1869, anno nel quale fu introdotto anche l’obbligo di frequenza.
  • Vennero intraprese diverse iniziative per l’istruzione degli adulti, tra le quali le scuole serali e festive, gestite dagli stessi insegnanti che insegnavano ai bambini e che erano finanziate da Comuni e privati.
  • La necessità di un’istruzione tecnica diventò sempre più preponderante, infatti in questo periodo nascevano nuove forme di produzione industriale, in particolare nel triangolo piemontese-lombardo-ligure. Apparivano dunque in molti casi necessarie competenze avanzate in campo meccanico, elettronico e chimico, alle quali si poteva accedere solo se si disponeva già di una buona alfabetizzazione.
  • Anche il ruolo dei cattolici fu interessante ed importante per l’alfabetizzazione, essi concorsero infatti allo sviluppo di quest’ultima, non solo nell’infanzia e nell’educazione femminile, ma anche nella preparazione professionale di giovani ed adulti. Anziché allontanarsi dai nuovi valori della società moderna, sempre più vicina a principi laici, decisero comunque di spendersi e di impegnarsi per intrecciare i nuovi valori portati dalla modernità con quelli tradizionali della cultura cattolica.

353

  • Nel corso dell’Ottocento cambia profondamente la figura del maestro, e nasce infatti la figura moderna del maestro elementare. Si trattava di gruppi di persone professionalmente dedicate all’insegnamento primario che seguivano un regolare percorso di studi, organizzandosi in associazioni e identificandosi in una vera e propria professione.
  • Le donne iniziarono ad essere ritenute più adatte all’occupazione di maestra in quanto innanzitutto risultavano meno inclini alla politicizzazione, inoltre era diffusa la metafora della maestra come “madre educatrice”, l’insegnamento veniva pertanto visto come la prosecuzione dell’educazione affettiva ed etica vista come un’estensione della cura materna verso i figli.
  • Negli anni successivi all’unità d’Italia si stabilizzò la professione di educatore dei sordomuti e dei ciechi oltre che quella di educatori di soggetti portatori di malformazioni fisiche e patologie del sistema scheletrico. Inoltre alla fine del secolo verranno aperti i primi istituti per i soggetti disabili, a partire dalle iniziative di personalità come Tommaso Pendola, Gaetano Pini, Giuseppe Montesano e Maria Montessori.
  • Nel corso di questo periodo quella del medico diviene una figura simbolica, fondamentale soprattutto per la popolarizzazione della cultura medico-igienica. Molti medici si occuparono della scrittura di testi scritti e manuali destinati a maestri e allievi nei quali si trattava la tematica dell’igiene, che divenne nel giro di poco uno specifico ambito dell’azione educativa, facendo la sua ufficiale comparsa nella scuola elementare nel 1894. 

PEDAGOGIA: domande pag. 346-347

 346

  • La diffusione dell’istruzione, associata a forti sentimenti patriottici, fu individuata da subito come un’iniziativa particolarmente idonea per creare un tessuto omogeneo finalizzato ad unire popolazioni che si sentivano più legate a vincoli locali che nazionali; Anche la leva obbligatoria e dunque l’esperienza dell’esercito rappresenta un fondamentale tassello per unificare i giovani italiani, infatti offriva loro la possibilità di partecipare alla retorica patriottica ma anche di entrare in contatto con i propri coetanei di regioni diverse.
  • L’alfabetizzazione incontrò diverse difficoltà, infatti parecchi erano i bambini che non frequentavano o abbandonavano precocemente la scuola. La lotta contro l’ignoranza dovette misurarsi con difficoltà di ogni genere: arretratezza dell’economia, povertà della popolazione, squilibri nella distribuzione delle scuole sul territorio, indifferenza della famiglia, timore della classe dirigente che l’eccessiva alfabetizzazione potesse scatenare conseguenze sociali imprevedibili.
  • I termini alfabetizzazione e scolarizzazione non sono sinonimi: con il termine alfabetizzazione si considera la molteplicità di processi con cui ci si impadronisce della capacità di leggere, scrivere e far di conto, mentre con il termine scolarizzazione si intende la frequentazione della scuola.

347

  • Il modello dell’istruzione ottocentesca si diversifica dalla scuola dei tempi passati, in quanto è legato ad una frequentazione obbligatoria, non più gestita da personale religioso, ma laico. Ogni espressione della vita sociale diventa direttamente organizzata dallo Stato.
  • In questo periodo esisteva in Italia un forte divario tra Nord e Sud della penisola: innanzitutto le scuole erano molto più numerose nel Nord Italia e molto meno diffuse nel sud, dove si registrava di conseguenza il tasso di analfabetismo più elevato della media nazionale.
  • La scolarizzazione femminile crebbe nel primo decennio del XX secolo maggiormente rispetto a quella maschile, giustificata dal fatto che l’alfabetizzazione femminile partiva da un punto di partenza molto più basso e continuava peraltro a risentire di un aspetto qualitativo di livello molto più basso.

PEDAGOGIA: Antonio Rosmini e Don Bosco




 Nei decenni precedenti all’unificazione dell’Italia, forte diventò la presenza e l’importanza dei pedagogisti e degli educatori di formazione cattolico liberale, i quali ritenevano possibile la conciliazione tra la fede religiosa e liberalismo politico. La personalità di maggior spicco tra i cattolici liberali fu Antonio Rosmini, nato a Rovereto nel 1797. Rosmini elaborò un pensiero basato essenzialmente sulla salvaguardia della dimensione trascendente dell’antropologia cristiana, partendo dalla meditazione sull’uomo. Interessanti furono le sue riflessioni sul concetto di persona, fulcro della sua concezione filosofica: Rosmini affermò infatti una visione spiritualistica della persona in cui l’uomo è immagine di Dio ed emerge come valore intrinseco. Egli rinnovò alcune istanze fondamentali dell’educazione cristiana, vedendo l’uomo come insieme di principio unitario di intelligenza, di sentimento e di volontà. L’uomo è dunque capace di intendere, di sentire e di volere ed è proprio nel perfezionamento della volontà che si perfeziona l’uomo sul piano morale, ma anche integrale. La pedagogia viene dunque vista come la disciplina in grado di “ordinare la vita dell’uomo”. L’educazione e l’istruzione diventano dunque necessità e sono viste pertanto come diritti inalienabili della persona. Con il suo pensiero fortemente antropologico, Rosmini antepose la formazione della persona a quella del cittadino.

Proprio i cattolici liberali, come Rosmini, sostennero un progetto che si basava sull’idea di sottrarre l’organizzazione scolastica alle congregazioni religiose per ricondurla sotto il controllo dello Stato. L’intervento dello Stato era infatti visto come una garanzia affinché l’educazione della persona fosse effettivamente riconosciuta come un diritto. 

Fu inoltre predisposto un vasto piano per la preparazione degli insegnanti.

Nel frattempo a Torino nel 1846 venne avviato da don Giovanni Bosco un oratorio per giovani, che rispettava perfettamente le definizioni di quella che era la “pedagogia povera“. Tre erano i principi attorno ai quali si basava l’ideologia di Don Bosco: 

  • Prendersi cura dei giovani;
  • L’educazione preventiva: la società doveva prendersi cura dei giovani predisponendo apposite iniziative al loro servizio; 
  • La valorizzazione del tempo libero, che doveva essere educativo; 

Negli ultimi decenni dell’800, lo scenario educativo si arricchì ulteriormente grazie agli apporti dei socialisti, i quali miravano a sviluppare nell’individuo forti sentimenti altruistici, fondando una coscienza basata sulla solidarietà e ispirata ai valori collettivi previsti da Karl Marx e, sul piano scolastico, difesero l’utilità degli asili, visti come sostegno assistenziale per le madri lavoratrici, istituendo anche le mense scolastiche e aiuti economici ai più indigenti.

PEDAGOGIA: Celestin Freinet

  Celestin Freinet pensa ad una “nuova società” e ad un “nuovo uomo”. Questa immagine si basa sulla valorizzazione delle risorse personali d...